Esquisse – il blog di antonio consoli

nov-dic 07: La contessa del Campo dei Fiori, a cura di Luini e Lanteri

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La Contessa del Campo dei Fiori
a cura di Maurizio Lanteri e Lilli Luini

hanno partecipato
Patrizia Germani – Michele Rocchetta – Mattia Mazzali

Gaetano Taverna – Lucilla Celso – Alberta Colombo
Leonilde Bartarelli – Pierluigi Selvatici – Elena Taroni Dardi
Susanna Bonaventura – Lina Sciarappa – Antonio Consoli
Massimo Berlingozzi – Francesco Picca – Patrizia Castaldi
Walter Serra – Adriana Teti – Caterina Renna

Prefazione

Nella primavera del 2005 il nostro Laboratorio di Scrittura propose ai propri iscritti un progetto ambizioso: realizzare una raccolta di racconti che si potesse leggere come un romanzo. Per ottenere questo risultato erano necessari alcuni prerequisiti: una ambientazione comune e una collocazione temporale precisa. Inoltre ci voleva un quid, un accadimento trainante che serpeggiasse sotterraneo nelle singole storie senza tuttavia esserne protagonista.

 

 

 

Giordano Bruno deve aver tremato, il giorno in cui capì che avevamo scelto la sua piazza come teatro dell’ esperimento. Alla sorpresa fece seguire però un’apertura di credito, se è vero che decise di partecipare al progetto inviandoci un segnale forte. Seduti nel dehors di un caffè di Campo de’ Fiori, venti autori provenienti da ogni parte d’Italia – fra i venti e i sessant’anni – videro sfilare davanti ai loro occhi un’anziana signora, dalla figura aristocratica, e udirono un cameriere apostrofarla così: “Buongiorno, contessa!”. Fu un lampo. Nella mezz’ora successiva nacque il filo conduttore della storia, così trascritto sui nostri notes: «È il 28 settembre del 2003. Sono le 3,28 del mattino, quando inizia il grande blackout che funesterà la prima Notte Bianca di Roma. Nel buio innaturale di quelle ore scompare misteriosamente un’anziana signora che da moltissimi anni vive a Campo de’ Fiori. Tutti la chiamano “La Contessa” e la considerano parte integrante della piazza e della vita quotidiana dei suoi abitanti, senza che tuttavia nessuno la conosca davvero».

 

E così, tornati a casa, andammo a incominciare, scrivendo singolarmente, senza accordi preventivi ma con straordinaria unità d’intenti. Attorno al mistero della Contessa hanno preso vita venti personaggi principali, più un tourbillon di figure minori: tutti straordinariamente reali, umani, attualissimi nel bene e nel male. Tra i racconti corrono e si rincorrono temi di grande spessore: la difficoltà dei rapporti familiari, le fratture del passato, i sogni, l’amore, la solitudine, vissuti in modo diverso dalle varie generazioni. Donne di ieri che hanno abbandonato i sogni e donne di oggi che invece i loro sogni li realizzano a qualunque prezzo. Uomini che fanno scelte dolorose, e uomini che invece rimangono eterni Peter Pan incapaci di impegnarsi. Poi la Contessa, la cui vita attraversa gran parte del Novecento, sommando in sé tutti i temi della raccolta, e infine Giordano Bruno, il ventunesimo protagonista, che da sotto il suo cappuccio guarda sornione l’affannarsi della sua piazza.

 

Prologo

Roma, Campo de’ Fiori, 28 settembre 2003

 

 

Si svegliò alle due e cinque minuti, come quasi ogni notte.

 

Dalle finestre chiuse trapelavano musica e brusio di folla. La città era in festa ma alla sua età ne aveva viste così tante, di feste, che una in più… Ascoltando ancora, le parve di distinguere rumore di pioggia. Pure di feste rovinate, ne aveva viste tante, matrimoni soprattutto. Ai suoi tempi dicevano sposa bagnata, sposa fortunata. Bella consolazione. Sua sorella aveva sciupato così un vestito delle sorelle Fontana! Regalo suo, naturalmente. Con quello si era comprata il perdono della famiglia.

 

Sessant’anni fa. “Eppure sembra…”.

 

Un bel niente, sembra. Certo che a non dormire si rimestano certe scemenze… Da quando aveva smesso di fumare – perché mai, poi? – crollava addormentata alle otto e mezza. E alle due e cinque minuti, puntuale, era sveglia.

 

Sullo scendiletto, la barboncina si mosse e poi abbaiò.

 

«Sssshhhh… zitta, Birba!». Saranno stati tutti alla Notte Bianca, ma non poteva esserne certa. Non voleva disturbare nessuno, lei.

 

Birba però non aveva intenzione di tacere. Colpa del pandemonio là fuori, di sicuro. S’è sempre detto che i cani hanno l’udito più fine degli uomini, e per quel che riguardava la sua barboncina era vero.

 

Alle tre meno venti comprese che, a meno di usare un bavaglio, non l’avrebbe convinta a mettersi buona. Allora trascinò i suoi ottantacinque anni fuori dal letto, si lavò come se fosse mattino, si vestì con la consueta cura. Legò Birba al guinzaglio, mise in tasca un biglietto da dieci euro, prese l’ombrello e uscì di casa.

 

Campo de’ Fiori era gremita come fosse mattina. Quando passò davanti al ristorante erano le tre e due minuti e quel simpatico tunisino stava ripulendo i tavoli. «Buongiorno, Contessa», le disse e lei sorrise. In Piazza Farnese, alle tre e quindici minuti salutò con un cenno la signora dell’antiquario (mai che si ricordasse il nome!), poi svoltò in via Mascherone e diresse verso il fiume.

 

Dove fosse alle tre e ventotto, quando il blackout riportò Roma indietro di sessant’anni, non avrebbe saputo dirlo neppure lei.

 

Continuò a camminare nella stessa direzione.

 

Così, ne era certa, sarebbe arrivata al fiume.

 

La mattina dopo nessuno vide la Contessa.

 

Non comprò il giornale.

 

Non bevve il cappuccino con schiuma e cacao al solito bar.

 

Qualcuno ne percepì vagamente l’assenza, forse.

 

Inés arrivò il mercoledì, qualche minuto prima delle otto.

 

Suonò al citofono invano. Spaventata, aprì con le sue chiavi e salì.

 

Dalla casa non mancava nulla.

Tranne l’ombrello, il cane e la Contessa.

 

Written by Antonio

1 f, 2007 a 4:12 pm

Una Risposta

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  1. Interessando come avete scelto il mio nome per scrivere un romanzo. Abbiamo venuto a contatto di mai in realtà?


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