Esquisse – il blog di antonio consoli

Le esquissine: Non tornare a Mameson, di Luini e Lanteri

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Sono imbarazzato, molto. Non tornare a Mameson, romanzo di Lilli Luini e Maurizio Lanteri edito da Fratelli Frilli Editori, ha esaurito la prima edizione e io non ne ho ancora parlato. E pensare che l’ho finito prima di ferragosto, e pensare che mi è piaciuto moltissimo.

Non sto qui a lagnarmene. Il tempo non mi basta, ok, ho una pila di libri alta così ancora da leggere, c’è Problogging da traghettare in una nuova fase, ci sono almeno un paio di altri progetti a cui sto lavorando. Ma va bene così. Chiedo solo agli autori che attendono ancora la mia lettura (o anche no), quelle “esquissine” che pare piacciano, di non volermene. Datemi tempo e sanerò il mio debito.

Ma torniamo a Non tornare a Mameson. Che si legge come il francese ma maison, la mia casa. Un romanzo a tre voci, quella di Enrico Oliviero (un politico sconfitto alle elezioni), di Beatrice (una giornalista, ex-amante di Enrico) e una bambina, ribattezzata Ophelia, che è il personaggio romanzesco che innesca l’azione di questo romanzo che a ragione è stato inserito nella collana noir della casa editrice ligure.

Si inizia a leggerlo e si fa la conoscenza di Enrico, il politico cui hanno soffiato la poltrona di assessore regionale. Enrico, che va a rifugiarsi in un paesino sui monti della Liguria, Enrico che beve fino a ubriarcarsi, Enrico che trova un quadro in soffitta con ritratta una bambina. Una bambina che lui ribattezza subito, per istinto, Ophelia. Il capitolo dopo è il turno di Ophelia in persona. Parla in prima persona, usa il linguaggio delle favole, di un mondo magico cui lei sola sembra appartenere. Un linguaggio che ci racconta di un disagio e di una vita piena di inquietudine e problemi. E i capitoli scorrono (la scrittura è piena di ritmo e veloce, adatta al genere), e si alternano le voci di Enrico, di Ophelia, di Beatrice, e la storia si fa più cupa, si complica, si fa violenta, cresce il numero dei personaggi, tutti ben delineati e caratterizzati. Fino a un finale da non raccontare (finireste per non avere più voglia di comprarlo) ma da leggere e da vivere, sentendo le nostre emozioni variare in una scala che va dall’angoscia alla contentezza.

Un buon romanzo, quindi, di una coppia oramai affiatata, una coppia che sa mimetizzarsi dietro la pagina scritta come un unico autore in grado di descrivere con mano ferma e sicura le difficoltà della vita e degli imprevisti che nel corso di essa accadono.

Un buon romanzo che, certamente, consiglio a tutti voi di leggere.

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Written by Antonio

5 f, 2008 a 2:21 pm

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