Esquisse – il blog di antonio consoli

Bestie

with 2 comments

[Ripropongo qui la parte iniziale di un testo di Linnio Accorroni pubblicato oggi su Nazione Indiana. E vi invito a proseguire lì la lettura. ac]

Una città come questa

 

non è per viverci, in fondo: piuttosto
si cammina vicino a certi muri,
si passa in certi vicoli (non lontani
dal luogo del supplizio) e parlando
con la voce nel naso
avidi, frettolosi si domanda: non è qui
che buttavano i loro cartocci gli untori?
G. Raboni

Siamo più o meno una quindicina. Colti, benestanti, tolleranti e democratici, ben vestiti e profumati: uomini e donne, tra i diciotto e i cinquanta. Abbiamo belle auto, ci piace mangiare bene. Siamo appassionati di letteratura, cinema, musica, teatro. Ci riuniamo, una volta per settimana, per parlare di libri o per vedere insieme un film: siamo gentili, raffinati, educati anche negli interventi. Aspettiamo pazientemente il nostro turno, attendiamo che il nostro interlocutore finisca di parlare e riflettiamo, con lucida passionalità, sulla bontà delle idee altrui. Se ci capita di sovrapporre la nostra voce a quella dell’altro, è per un eccesso di fervore, non per emulazione della rissa televisiva che tutti vituperiamo. Il centro polivalente che ci ospita è posto appena fuori dalle mura cittadine: ha volte larghe e ampie, un soffitto arcuato e alto, con grandi simmetriche finestre che s’abbeverano di luce e inquadrano fotogrammi di un paesaggio che conserva ancora qualche precaria traccia di una bellezza primigenia, non del tutto devastato dalla cementificazione e dall’asfalto.

continua su nazioneindiana

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Written by Antonio

24 f, 2007 a 4:38 pm

Pubblicato su segnalazioni

2 Risposte

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  1. Ottimo il rimando, bravo a proporlo.

    Morgan

    24 f, 2007 at 7:00 pm

  2. Quand’ero bambina, a 200 metri in linea d’aria da casa mia c’era un salumificio. Nei lunedì mattina d’estate ricordo nitidamente le grida dei maiali, di mattino presto. Poi, verso le 10, mio padre – che di mestiere quei salami vendeva – andava al salumificio, per ritirare la merce della settimana. A volte mi portava con sè, in quelle mattine d’estate.
    Sono passati moltissimi anni e la memoria si cancella. Non ricordo quasi come fosse la mia cameretta di allora.
    Ma il pavimento pieno di sangue, e il sangue sulle pareti, quelle piastrelle bianche diventate rosse, quelle pozze, quelle me le ricordo bene. So ancora fare tutto il percorso mentale, da dove mio padre lasciava l’auto fino a quella stanza mattatoio.

    Lilli Luini

    26 f, 2007 at 5:21 pm


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