Mio fratello e la fotografia

15 06 2008

Amo la fotografia. Per me, ma credo valga per quasi tutti quelli che hanno il male della scrittura, la fotografia è un mezzo, un ponte, una via attraverso la quale trovare idee per nuove storie.

Ma la fotografia, così come la scrittura, è un’arte difficile. Richiede sensibilità, capacità di ascolto, di immedesimazione. Bisogna calarsi nei panni del soggetto dello scatto, così come lo scrittore deve calarsi nei panni dei suoi personaggi perché le cose funzionino.

E così parlo di mio fratello. Incidentalmente, lo giuro. Non c’entra nulla il fatto che sia mio fratello, o forse sì. Non importa. Importa il suo essere fotografo. Fotografo nell’animo. Non c’è posto dove vada che non si porti la sua macchina dietro. Zaino in spalla e via a scattare foto. Si chiama Christian, e ve ne parlai quando - con il resto della Malastradafilm - partirono alla volta dell’Africa centrale per girare un film di viaggio ora in distribuzione.

Christian non ama le parole. E’ timido e riservato. E’ un buono, uno di quelli che crede nel prossimo fino a prova contraria. Il contrario di me, che ho imparato a essere diffidente, ahimé. Il mezzo di espressione che Christian ha eletto come suo portavoce è la fotografia.

Questo post è un omaggio all’arte fotografica di Christian. Naturalmente, per chi vuole, è possibile dare un’occhiata al suo blog fotografico e al suo account su deviantArt.





Passione caffé: un blog in più nella mia scuderia

9 06 2008

Per motivi che non sto qui a spiegare (in breve: uno apre un blog, mi contatta per un qualcosa di cui presto vi dirò, poi decide di abbandonare), mi ritrovo a essere proprietario di un blog dedicato al mondo del caffé. Un altro blog, che va ad aggiungersi a quelli che già seguo o con i quali collaboro a vario titolo.

Si chiama Passione caffé e non è stato aperto da molto. Io ho diverse idee sul suo futuro, ma se voi ne avete di altre fatevi avanti. Intanto, andate a dargli un’occhiata!





Maresciallo ci sono da fare degli arresti

5 06 2008

Questo, di Antonio Pagliaro, è uno di quei post da leggere e far girare. Bravo!





Le esquissine - Kaddish profano di Francesca Mazzucato

3 06 2008

Ha ragione Gianni Riotta quando scrive: “il miracolo è la scrittura della Mazzucato“. Ti accorgi che Francesca è un’ottima scrittrice già dalle prime pagine di Kaddish profano per il corpo perduto, edito nella collana Aiòn dall’editore romano Azimut.

I protagonisti del romanzo sono una donna, una scrittrice obesa con la difficoltà di accettare questa condizione, la scrittura (cruciale e decisiva, come spesso cruciale e decisivo è lo scrivere), lo scrittore Imre Kertész, fonte d’ispirazione per i luoghi e per la struttura metafisica e psicologica del libro, e una città - Budapest - capitale di un Est da cui partire per un viaggio che è interiore e personale prima che dal valore estetico.

Naturalmente non è tutto qui. C’è il corpo perduto (da ritrovare) del titolo. Ci sono i continui rimandi al passato della protagonista, scrittrice e traduttrice fuori dai “canoni”, fuori dagli schemi di certa editoria che vende prodotti e personaggi femminili alla stregua dei libri che si scrivono. C’è il viaggio, c’è Budapest e i caffé dove la scrittrice trascorre ore intere a riempire taccuini, c’è un compagno di viaggio che è stato e forse sarà ancora una volta un compagno di vita, c’è la necessità di ritrovarlo quel corpo che negli anni è stato umiliato, offeso, offerto al peggior offerente. C’è una prosa che avvolge e fa riflettere.

Nelle ultime pagine, la scrittura di Francesca muta registro e si fa più poetica e potente, quasi risolutiva. Ma qui devo fermarmi. Kaddish profano per un corpo perduto è un libro da leggere. Assolutamente.





Global Voices in italiano

31 05 2008

Ho segnalato nella barra accanto un progetto nuovo: Global Voices. Be’, nuovo non è. E’ nuova la traduzione in italiano.

Global Voices è un portale che assicura la libera circolazione dei fatti e delle idee praticamente in tutto il mondo. Se i media tradizionali non danno spazio, oscurano, tagliano, censurano, ostacolano, Global Voices rende disponibili in ben 14 lingue fatti di cronaca, di diritti umani, politica, tecnologia, religione, sviluppo e molto altro ancora.

Dietro questo lavoro c’è Bernardo Parrella, giornalista feeelance e traduttore. Possiamo aiutare l’intera redazione di Global Voices diffondendo il loro logo, quello cioé che ho inserito nella sidebar e che anche voi potete copiare nei vostri blog. Grazie.





Guida pratica all’eternità di Fabrizio Centofanti

26 05 2008

Segnalo una raccolta di racconti appena uscita: Guida pratica all’eternità.

L’autore è Fabrizio Centofanti. La prefazione è di Remo Bassini. La postfazione, di Riccardo Ferrazzi.

L’editore è Effatà Editrice.

Qui, un racconto e una lettura di Giovanni Nuscis.

Alla raccolta di racconti è stato dedicato un blog, dove verranno raccolti materiali vari: letture, recensioni e contributi di altra forma.

Acquistatela.





Scienza e blog

21 05 2008

Da oggi, con questo articolo, inizio una collaborazione con il blog Scienzeblog.net, parte del giovane network di nanopublishing Kerojam.it.

La scienza è una delle mie “altre” passioni (che sono davvero tante) e mi auguro che vorrete seguirmi anche in questa nuova avventura.





Un comunicato stampa di Pino Masciari

19 05 2008
TESTIMONI GIUSTIZIA. PINO MASCIARI. “TEMO DI FARE LA  FINE DI NOVIELLO”
- Vibo Valentia,  17 mag. – “Temo di fare anch’io la stessa fine che ha fatto Domenico Noviello, l’imprenditore di Castel Volturno, ucciso dalla camorra per essersi ribellato al pagamento del pizzo e con le sue denunce ha mandato in galera i suoi estorsori” Ad affermarlo Pino Masciari, l’ex imprenditore calabrese, uno dei più importanti testimoni di giustizia, al pari di Novello lasciato senza programma di protezione dopo aver servito la giustizia e lo Stato. “Dicono sempre la stessa cosa, quando per qualcuno di noi arriva la camorra o la “ndrangheta a punirti. Dicono che si era fuori dal programma di protezione. Ma perché, mi chiedo,  ci deve mandare al macello quando si sa che sia la “ndrangheta sia la camorra non scherzano. “Ho chiesto scorta e tutela, ma come risposta mi hanno tolto il programma di protezione – ha aggiunto Pino Masciari – costringendomi a ricorrere al Tar, ma ohimè! Nemmeno il tribunale amministrativo si decide a dare una risposta. E poi Gerardo Dominianni, il magistrato che proprio ieri in un comune del vibonese, ha disposto il fermo di sei presunti estorsori, dichiara che tutti gli imprenditori pagano il pizzo. La risposta è semplice – continua Masciari – E’ perché sembra che sia proprio lo Stato a volerle così, altrimenti si dovrebbe comportare meglio verso coloro che si ribellano. Non è giusto, non è umano che ciò avvenga”. Pino Masciari, l’imprenditore vibonese di 49 anni, che 11 anni fa denunciò e mandò in galera, costituendosi anche parte civile, gli esponenti delle più pericolose cosche calabresi, da allora è stato inviato unitamente alla moglie e i due figli piccoli  in una località protetta, si  fa per dire, come lui ama dire ironizzando. “In effetti si è trattato – aggiunge amaramente di un vero e proprio esilio, una deportazione, mentre io ho chiesto sempre di essere reinserito nel lavoro, come unica ed efficace risposta dello Stato contro la “ndrangheta”. Un mese fa Pino Masciari, come segno di protesta, senza scorta è ritornato in Calabria dove ha tenuto una serie di conferenze sulla legalità. Adesso è in giro per l’Italia accolto ovunque con tutto il rispetto che merita, la città di Torino, gli ha concesso la cittadinanza onoraria ed altre città stanno per farlo. Si stanno organizzando ovunque dei gruppi e per i prossimi giorni ha annunciato azioni di protesta eclatanti. Intervista a Michele Garrì (AGI)




Remo Bassini recensisce il thriller di Luini e Lanteri

29 04 2008

In attesa di pubblicare una mia recensione del romanzo Non tornare a Mameson di Lilli Luini e Maurizio Lanteri, vi segnalo la lettura di Remo Bassini, pubblicata su Cabaret Bisanzio.

E’ stato definito «un thriller scritto a quattro mani e tre voci». Le mani sono quelle di Maurizio Lanteri e Lilli Luini, insolita coppia di giallisti che lavora a distanza, unita da un comune immaginario e dalla stessa emozione creativa, e separata dai chilometri che dividono Varese dal mare della Liguria. Le tre voci, invece, sono quelle dei protagonisti di “Non tornare a Mameson” (edizioni Frilli): Enrico, politico “trombato” che si rifugia in una baita sperduta sulle Alpi Ligure; Beatrice, la giornalista che con lui ha una storia d’amore e che nasconde un importante segreto, e Ophelia, la ragazza che parla con le bambole e con le marmotte, giovane donna dal corpo conturbante e dalla mente di bambina, vittima inconsapevole, prima ancora che degli estranei, della propria famiglia e di una realtà fortemente degradata





Ad est dell’equatore: nuova casa editrice

18 04 2008

Ad est dell’equatore è il nome di una giovanissima casa editrice napoletana. In catalogo sono presenti i primi due titoli, per giugno prossimo è invece attesa l’uscita del terzo.

La nascita di una nuova casa editrice, soprattutto se con le premesse che di seguito riporto, è sempre un ottimo segnale. E’ un segnale di vitalità. E’ la ricerca dell’originalità. Auguro agli uomini e alle donne di Ad est dell’equatore molta fortuna.

Ah: ricercano un addetto stampa. Se avete esperienza nel campo della comunicazione e siete in cerca di un lavoro, contattateli.

Dalla pagina chi siamo:

I libri sono la nostra scommessa: farli, oggi, è difficile, ma noi crediamo ancora che i libri possano inventare il migliore dei mondi possibili.
Una casa editrice, prima di essere un’azienda, è un’idea, un’entità che, da astratta, diventa creatura da far crescere conservando lo stupore di accorgersi, ogni giorno, che è sogno e realtà. L’editoria a pagamento non ci interessa. Siamo giovani, abbiamo tanto da dire e vogliamo che ognuno degli scrittori che pubblicherà per Ad est dell’equatore sappia che il suo libro è un tratto di strada da percorrere insieme a noi, spalla a spalla. Chi scrive ha diritto a tanto rispetto, poiché ha il coraggio di raccontare ciò che vede, di denunciare, di immaginare, di vivere. E chi pubblica libri ha il dovere di dar spazio a tutti coloro che, della scrittura, fanno ragione di vita, impegno sociale e lavoro. Essere uomini è anche questo. Vogliamo scritti taglienti come lame dritte al cuore di quel che siamo, rapidi come il pensiero che coglie l’unica cosa giusta da dire, da scrivere. Inviateci i vostri dattiloscritti, scriveteci, telefonate, parlate con noi. Forse le vostre parole diventeranno un libro, forse andrà meglio la prossima volta: è una scommessa, l’abbiamo detto.