Gli auguri per il nuovo anno…
31 12 2007… voglio farveli con una poesia del poeta lituano, premio Nobel per la letteratura, Czeslaw Milosz.
Questa poesia è molto bella. Milosz non aspira alla morale. La lascia agli altri. Pensando alla parabola umana di Giordano Bruno, il poeta si sofferma sulla solitudine di chi muore. Sulla solitudine di chi, condannato da quegli esseri umani che poi torneranno alle loro taverne come se nulla fosse successo, non trova le espressioni adatte per dire addio all’umanità.
Anche a noi, in questo 2007 ormai giunto al termine, ci attendono tavole colme di cibo. Ci attendono parenti festanti, figli desiderosi di scartare i regali. Ed è giusto così. Vi auguro di essere felici con i vostri cari.
Ma vi chiedo di pensare a chi è stato condannato (dalle guerre, dalla violenza, dalle feroci dittature) alla solitudine della morte e non trova espressioni adatte per dirci addio.
Il mio augurio è per un 2008 migliore.
Campo dei Fiori
A Roma in Campo dei Fiori
Ceste di olive e limoni,
Spruzzi di vino per terra
E frammenti di fiori.
Rosati frutti di mare
Vengono sparsi sui banchi,
Bracciate d’uva nera
Sulle pesche vellutate.
Proprio qui, su questa piazza
Fu arso Giordano Bruno.
Il boia accese la fiamma
Fra la marmaglia curiosa.
E non appena spenta la fiamma,
Ecco di nuovo piene le taverne.
Ceste di olive e limoni
Sulle teste dei venditori.
Mi ricordai di Campo dei Fiori
A Varsavia presso la giostra,
Una chiara sera d’aprile,
Al suono d’una musica allegra.
Le salve dal muro del ghetto
Soffocava l’allegra melodia
E le coppie si levavano
Alte nel cielo sereno.
Il vento dalle case in fiamme
Portava neri aquiloni,
La gente in corsa sulle giostre
Acchiappava i fiocchi nell’aria.
Gonfiava le gonne alle ragazze
Quel vento dalle case in fiamme,
Rideva allegra la folla
Nella bella domenica di Varsavia.
C’è chi ne trarrà la morale
Che il popolo di Varsavia o Roma
Commercia, si diverte, ama
Indifferente ai roghi dei martiri.
Altri ne trarrà la morale
Sulla fugacità delle cose umane,
Sull’oblio che cresce
Prima che la fiamma si spenga.
Eppure io allora pensavo
Alla solitudine di chi muore.
Al fatto che quando Giordano
Salì sul patibolo
Non trovò nella lingua umana
Neppure un’espressione
Per dire addio all’umanità,
L’umanità che restava.
Rieccoli a tracannare vino
A vendere bianche asterie,
Ceste di olive e limoni
Portavano un gaio brusìo.
Ed egli già distava da loro
Come fossero secoli,
Essi attesero appena
Il suo levarsi nel fuoco.
E questi, morenti, soli,
Già dimenticati dal mondo,
La loro lingua ci è estranea
Come lingua di antico pianeta.
Finché tutto sarà leggenda
E allora dopo molti anni
Su un nuovo Campo dei Fiori
Un poeta desterà la rivolta.
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