Di Myanmar non si parla più…
30 01 2008
… Ma sono oltre settecento le persone prigioniere delle carceri birmane.
Min Ko Naing è un attivista pro-democrazia. E’ uno dei pochi coraggiosi che ad agosto ha sfidato il regime e ha contribuito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di birmani, compresi i monaci buddisti il cui abito rosso è diventato simbolo della lotta all’oppressione.
Min Ko Naing è adesso sotto accusa per le affermazioni fatte ad agosto a proposito del prezzo del carburante, affermazioni in seguito alle quali è scoppiata la protesta. I legali della National League for Democracy dicono di non conoscere le frasi per le quali il pacifista birmano si trova rinchiuso nel carcere di Rangoon.
Il problema è che ciascuno dei settecento potrebbe rimanere imprigionato per i prossimi sette anni. Sette anni senza alcun capo di accusa concreto.
Secondo l’ONU, la giunta militare ha messo fine alla protesta imprigionando migliaia di persone e uccidendone 31.
Nessuno, però, crede alle 31 vittime. Molto probabilmente saranno diverse centinaia. Ma non è questo che mi preme sottolineare. Il silenzio, che colpevolmente è sceso sulla Birmania dopo la fine della protesta, uccide due volte, tre volte, decine di volte di più di una delle giunte militari più sanguinarie della storia. L’intero popolo birmano, e non solo i settecento detenuti, è prigioniero, osteggiato dall’ombra di un governo oscuro e terrificante.
So che queste parole suoneranno inutili ai più. Il mio rammarico e il mio dolore, vero e profondo, vi garantisco, è essere conscio della loro inutilità.
Nota: questo post è stato pubblicato ieri su LPELS.
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Categorie : attualità, diritti umani, importante, myanmar




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