La république des livres e altro

24 01 2008

Da un po’ di tempo a questa parte leggo sempre più blog letterari di altre nazioni. In particolare - e lo si può notare dai miei link - blog con targa francese.

La mia passione per la Francia è storia antica. Risale almeno ai tempi della scuola media inferiore, quando il francese era la materia che studiavo con maggior piacere. La mia insegnante di francese era una donna tarchiata e robusta e - come tutte le donne tarchiate e robuste - camminava in modo goffo, ondulando come un pinguino. Da lei ricevevo di continuo complimenti e incoraggiamenti. Fatto primo.

Fatto secondo. L’acquisto dei Fleurs du Mal di Baudelaire. Quel libro, oltre a un’immensa quanto fugace passione per la poesia, mi consentì di muovere alcuni timidi passi in un francese non più fatto di crayons, armoires, mére e pére, ma di frasi come questa che segue:

Dis-moi, ton coeur parfois s’envole-t-il, Agathe,

loin du noir océan de l’immonde cité,

vers un autre océan où la splendeur éclate,

bleu, clair, profond, ainsi que la virginité?

Dis-moi, ton coeur parfois s’evole-t-il, Agathe?

Tra i blog francesi che più leggo c’è quello che Pierre Assouline (critico, giornalista e scrittore) cura quotidianamente su Le Monde. Attraverso i post di Assouline riesco quindi ad avvicinarmi alla letteratura e narrativa francese contemporanea più facilmente che con altri mezzi, oltre - s’intende - l’acquisto di libri in lingua.

Leggi il seguito di questo post »





Consigli di scrittura: Jack Kerouac

18 01 2008
Jack Kerouac

Per questo fine settimana vi lascio con questo post dedicato a Kerouac.

A partire dalla prossima settimana, Esquisse si arricchirà di un nuovo spazio che spero riterrete interessante

Mi rendo conto che in quest’ultimo periodo scrivo post meno “personali”: prendo un po’ di qua e un po’ di là, e devo anzi dire che il tag Prose sparse, in questo mi sta aiutando moltissimo. Qualcuno me lo ha fatto notare via mail. Mea culpa.

Il fatto è che sono moltissimo occupato, a partire dalla scrittura del romanzo fino alla benedettissima università, passando per i cinque-sei progetti vari e segretissimi che sto cercando di portare avanti in parallelo (gli informatici direbbero in multitasking).

Ma adesso passiamo a Kerouac e alla sua List of essentials.

Leggi il seguito di questo post »





Gli auguri per il nuovo anno…

31 12 2007

… voglio farveli con una poesia del poeta lituano, premio Nobel per la letteratura, Czeslaw Milosz.

Questa poesia è molto bella. Milosz non aspira alla morale. La lascia agli altri. Pensando alla parabola umana di Giordano Bruno, il poeta si sofferma sulla solitudine di chi muore. Sulla solitudine di chi, condannato da quegli esseri umani che poi torneranno alle loro taverne come se nulla fosse successo, non trova le espressioni adatte per dire addio all’umanità.

Anche a noi, in questo 2007 ormai giunto al termine, ci attendono tavole colme di cibo. Ci attendono parenti festanti, figli desiderosi di scartare i regali. Ed è giusto così. Vi auguro di essere felici con i vostri cari.

Ma vi chiedo di pensare a chi è stato condannato (dalle guerre, dalla violenza, dalle feroci dittature) alla solitudine della morte e non trova espressioni adatte per dirci addio.

Il mio augurio è per un 2008 migliore.

Campo dei Fiori

A Roma in Campo dei Fiori
Ceste di olive e limoni,
Spruzzi di vino per terra
E frammenti di fiori.
Rosati frutti di mare
Vengono sparsi sui banchi,
Bracciate d’uva nera
Sulle pesche vellutate.

Proprio qui, su questa piazza
Fu arso Giordano Bruno.
Il boia accese la fiamma
Fra la marmaglia curiosa.
E non appena spenta la fiamma,
Ecco di nuovo piene le taverne.
Ceste di olive e limoni
Sulle teste dei venditori.

Mi ricordai di Campo dei Fiori
A Varsavia presso la giostra,
Una chiara sera d’aprile,
Al suono d’una musica allegra.
Le salve dal muro del ghetto
Soffocava l’allegra melodia
E le coppie si levavano
Alte nel cielo sereno.

Il vento dalle case in fiamme
Portava neri aquiloni,
La gente in corsa sulle giostre
Acchiappava i fiocchi nell’aria.
Gonfiava le gonne alle ragazze
Quel vento dalle case in fiamme,
Rideva allegra la folla
Nella bella domenica di Varsavia.

C’è chi ne trarrà la morale
Che il popolo di Varsavia o Roma
Commercia, si diverte, ama
Indifferente ai roghi dei martiri.
Altri ne trarrà la morale
Sulla fugacità delle cose umane,
Sull’oblio che cresce
Prima che la fiamma si spenga.

Eppure io allora pensavo
Alla solitudine di chi muore.
Al fatto che quando Giordano
Salì sul patibolo
Non trovò nella lingua umana
Neppure un’espressione
Per dire addio all’umanità,
L’umanità che restava.

Rieccoli a tracannare vino
A vendere bianche asterie,
Ceste di olive e limoni
Portavano un gaio brusìo.
Ed egli già distava da loro
Come fossero secoli,
Essi attesero appena
Il suo levarsi nel fuoco.

E questi, morenti, soli,
Già dimenticati dal mondo,
La loro lingua ci è estranea
Come lingua di antico pianeta.
Finché tutto sarà leggenda
E allora dopo molti anni
Su un nuovo Campo dei Fiori
Un poeta desterà la rivolta.





Da L’occhio cosmologico (1939)

14 11 2007

 

  • La speranza è una brutta cosa. Significa che non sei quello che vorresti essere. Significa che una parte di te stesso è morta, se non tutto te stesso. Significa che coltivi delle illusioni. Mi verrebbe da dire che è una specie di gonorrea dello spirito.

Henry Miller