Marco Travaglio e due persone serie

8 04 2008

Segnalo l’ultimo post di Milvia Comastri: un articolo di Repubblica.it che Milvia riporta senza aggiungere un commento. E così faccio io segnalandolo a voi. D’altronde, c’è poco da dire, anzi nulla.

Peccato che certa gente continui a dire, a parlare. Siamo stufi? Credo di sì. Segnalo a tal proposito un articolo di Marco Travaglio, pubblicato sul blog Voglio scendere, che prende di mira le bufale e i falsi problemi da campagna elettorale, parole che sempre più mi stanno facendo venire l’orticaria. Travaglio inizia con un “Se l’Italia fosse un paese serio“. Se l’Italia fosse un paese serio, due signori, Romano Prodi e Padoa-Schioppa, sarebbero ancora capo del governo e ministro dell’economia, rispettivamente. Lo vado dicendo da un bel po’ di tempo anche io, nel mio piccolo, alle persone che mi circondano. Io vi do il link del pezzo, questo, e mi auguro che vi faccia riflettere.

Segnalo anche una bella e interessante intervista che Remo Bassini ha rilasciato a Ipanema (FIAE). Tra le altre cose, Remo scrive:

Credo di saccheggiare me stesso, i miei fantasmi, le mie frustrazioni, magari anche i miei sogni o le mie follie (del resto Flaubert diceva che uno scrittore deve pensare come un pazzo) e, al contempo, cerco, raccontando, di far arrivare la mia indignazione: perché sono e sarò sempre dalla parte dei calpestati. Mi spiego, perché sono tanti i modi per essere calpestati: chi è sfruttato, chi ha pesi dentro che sono macigni, chi è corroso dai sensi di colpa, chi denuncia e viene zittito, ecco alcuni esempi dei miei calpestati.





Di Myanmar non si parla più…

30 01 2008

… Ma sono oltre settecento le persone prigioniere delle carceri birmane.

Min Ko Naing è un attivista pro-democrazia. E’ uno dei pochi coraggiosi che ad agosto ha sfidato il regime e ha contribuito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di birmani, compresi i monaci buddisti il cui abito rosso è diventato simbolo della lotta all’oppressione.

Min Ko Naing è adesso sotto accusa per le affermazioni fatte ad agosto a proposito del prezzo del carburante, affermazioni in seguito alle quali è scoppiata la protesta. I legali della National League for Democracy dicono di non conoscere le frasi per le quali il pacifista birmano si trova rinchiuso nel carcere di Rangoon.

Il problema è che ciascuno dei settecento potrebbe rimanere imprigionato per i prossimi sette anni. Sette anni senza alcun capo di accusa concreto.

Secondo l’ONU, la giunta militare ha messo fine alla protesta imprigionando migliaia di persone e uccidendone 31.

Nessuno, però, crede alle 31 vittime. Molto probabilmente saranno diverse centinaia. Ma non è questo che mi preme sottolineare. Il silenzio, che colpevolmente è sceso sulla Birmania dopo la fine della protesta, uccide due volte, tre volte, decine di volte di più di una delle giunte militari più sanguinarie della storia. L’intero popolo birmano, e non solo i settecento detenuti, è prigioniero, osteggiato dall’ombra di un governo oscuro e terrificante.

So che queste parole suoneranno inutili ai più. Il mio rammarico e il mio dolore, vero e profondo, vi garantisco, è essere conscio della loro inutilità.

Nota: questo post è stato pubblicato ieri su LPELS.





Ingrid Betancourt

11 12 2007

Terzo post di oggi. Poi mi fermo.

Cercavo notizie su Ingrid Betancourt, la donna politica colombiana sequestrata e tenuta segregata nella foresta da oltre cinque anni, quando mi sono imbattuto in questo post (invio un saluto al blogger che si firma l’ignoto marinaio, di pittorica e letteraria memoria), che riporta i link verso un sito dedicato alla Betancourt e agli altri ostaggi (che sono molti e anche di loro e delle loro sofferenze bisognerebbe parlare).

Nel sito è possibile anche firmare una petizione. Per quanto possa essere utile (come al solito, i nostri mezzi sono davvero poca cosa di fronte alla enormità di tali tragedie), invito a firmare e a far girare.





L’invettiva di Sandrone

11 12 2007

Sandrone Dazieri è autore che leggo spesso. Tempo fa avevo contattato Sandrone e Remo Bassini per una nuova sezione di questo blog. Della nuova sezione se ne fece nulla (spesso le cose che penso svaniscono poi nel vuoto, ma è un’altra storia) e mi rimase la scoperta di un nuovo blog: Nero, il blog che Sandrone Dazieri cura su Nova100 del Sole24ore.

Dal suo blog, rientrato dal Noir in festival, Sandrone lancia una potente invettiva. Che la dice lunga sull’andazzo commercial-editorial di questi tempi.

 

Sono tornato dal Noir in festival depresso come un nudista al Polo:
l’ennesima passerella di autori trattati un tanto al chilo (salvo le superstar straniere, talvolta) l’ennesima raffica di incontri dove i contenuti passano senza lasciare traccia: si discuta di La Squadra o di Ecomafia, tutto finisce nello stesso calderone. Avanti un altro e grazie al nostro sponsor.

continua su Nero





Casablanca

11 11 2007

Salvatore Borsellino pubblica questo appello su La voce di Fiore e invita tutti a farlo girare. Io sono un lettore di Casablanca, giornale che fa rivivere, e in qualche modo prolunga, l’esperienza dei Siciliani e di Pippo Fava. Una voce in un mare di silenzio che non può spegnersi perché sarebbe il fallimento di tutti. Il fallimento di chi ci crede.

Ripubblico l’appello. Perché lo sento come un dovere. In qualche modo, in un commento, l’ho scritto anche nel blog di Remo Bassini. L’informazione, già deficitaria, collusa, distorta, rischia grosso. Facciamo in modo che non accada.

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Il rischio di chi informa

19 10 2007

Reporters sans frontieres ha pubblicato il rapporto annuale in cui si analizza la libertà di stampa in 169 paesi del mondo.

 

Al primo posto si trova l’Islanda. Ultimo stato in classifica è invece l’Eritrea. Poco sopra troviamo Corea del Nord (168°), Iran (166°), Cuba (165°), Birmania (164°), Cina (163°) e così via. La Russia è al 144° posto, gli Stati Uniti al 48°.

 

Per quanto riguarda l’Italia, dobbiamo accontentarci di un misero 35° posto, dietro Grecia, Francia e Spagna.

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Anna Politkovskaja

7 10 2007

7 ottobre 2006. Anna Politkovskaja veniva uccisa nell’atrio dell’edificio in cui viveva. Un anno dopo, giornali, telegiornali, blog, scriveranno fiumi di parole su questo omicidio irrisolto.

Parole che per quanto amare e sentite, saranno parole inutili. I magistrati della procura di Mosca hanno arrestato gli esecutori, alcuni altri coinvolti, hanno scarcerato qualcuno troppo vicino al leader ceceno e al suo padrino, Vladimir Putin. David contro Golia. E, s’intenda, David non è la povera procura che non può fare il proprio lavoro. Quella è sufficientemente asservita al potere da non correre alcun rischio. David sono i giornalisti che negli anni hanno perso la vita perché contro quel potere hanno riversato parole inutili. Inutili, perché non cambiano il mondo, non modificano di un nulla lo stato delle cose. Parole amare, insanguinate, eppure inutili. Evanescenti. Parole che fanno riflettere, eppure inutili. Le parole di Anna Politkovskaja, le parole di Antonio Russo, ucciso nell’ottobre 2000.

Sono 43 i giornalisti uccisi in Russia per le loro parole inutili.

 

link

 

 

 

nota 1
Prevengo eventuali commenti: quando uso l’espressione parole inutili non intendo dire che in quanto inutili si potrebbe pure farne a meno. Al contrario, esprimo amarezza e profondo sconforto. La lotta impari tra il potere (qualunque forma esso assuma e in qualsiasi parte del mondo esso operi) e chi vi si oppone, ancor più se tale lotta è condotta usando le parole, è straziante e mi fa stare male. Credo anche, però, che non se ne possa fare a meno. li.

nota 2
Con questo post intendo anche esprimere profonda gratitudine e stima nei confronti di Pino Scaccia, inviato di guerra e reporter che attraverso i suoi siti getta coni di luce su scenari altrimenti bui e dimenticati.