Frida Kahlo
7 01 2008[Quello che riporto qui di seguito è parte di un testo di André Breton sull'artista messicana Frida Kahlo, testo apparso in origine nel 1938 su Le surréalisme et la peinture, Editions Gallimard.]
Sulla parete dello studio di Trockij ho ammirato a lungo un autoritratto di Frida Kahlo de Rivera. Vestita di ali dorate di farfalle, è proprio sotto tali sembianze che lei dischiude il sipario della mente. Ci è così dato di assistere, come nei giorni più belli del romanticismo tedesco, all’ingresso di una igovane donna dotata di tutte le capacità di seduzione e abituata a muoversi fra uomini di genio. Stando così le cose, si può pensare che il suo spirito sia un luogo geometrico, nel quale non possono non trovare una soluzione vitale una serie di conflitti, come quelli che vissero ai loro tempi Bettina Brentano o Carolina Schlegel. Frida Kahlo de Rivera è preziosamente situata in quel punto d’incontro tra la linea politica (filosofica) e artistica, a partire dal quale ci auguriamo che si unifichino in una stessa coscienza rivoluzionaria, senza per questo confondere le motivazioni essenzialmente diverse che le percorrono. Poiché qui questa soluzione viene cercata sul piano plastico, il contributo di Frida Kahlo all’arte della nostra epoca è destinato ad assumere, fra le diverse tendenze pittoriche che ora affiorano, un valore di distinzione tutto particolare.
Qual è stata la mia sorpresa e la mia gioia nello scoprire, appena arrivato a Città del Messico, che la sua opera, concepita nella completa ignoranza delle ragioni che hanno potuto spingere, me e i miei amici, sbocciava nelle ultime tele in pieno surrealismo. Nell’attuale fase di sviluppo della pittura messicana che, dall’inizio dell’Ottocento, è quella più immune da qualsiasi influenza straniera e attinge più profondamente alle proprie risorse, ritrovavo all’altro capo della terra quello stesso interrogativo, nato spontaneamente: a quali leggi irrazionali obbediamo, quali segni soggettivi ci permettono di volta in volta di trovare la strada giusta, quali simboli, quali miti esistono potenzialmente in un certo amalgama di oggetti, in una certa trama di eventi, quale significato attribuire a quel meccanismo dell’occhio che permette di passare dal potere visivo al potere visionario? Il quadro che Frida Kahlo stava allora ultimando - Ciò che mi ha dato l’acqua - illustrava senza che lei lo sapesse la frase che avevo poco prima raccolta dalla bocca di Nadja: “Io sono il pensiero sul bagno nella stanza senza specchi”.
In quest’arte non manca neppure un pizzico di crudeltà e di umorismo, il solo in grado di legare le eccezionali forze affettive che entrano in composizione per formare il filtro del quale il Messico conosce il segreto. Le vertigini della pubertà e i misteri della generazione alimentano qui l’ispirazione che, lungi dal considerarsi, come ad altre latitudini, luogo riservato dello spirito, al contrario si pavoneggia, con un misto di candore e impertinenza.
Mi è capitato di dire, in Messico, che non esisteva, nel tempo e nello spazio, pittura che mi sembrasse meglio situata di questa. Aggiungo che non esiste niente di più squisitamente femminile, nel senso che, oltre a essere la più allettante, acconsente volentieri a diventare di volta in volta la più pura e la più perniciosa.
L’arte di Frida Kahlo de Rivera è un nastro intorno a una bomba.
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