Archive for Ottobre 2008
Un camion carico di spranghe e…
Grazie a una segnalazione di Francesca Mazzucato su Facebook ho letto questo articolo di Curzio Maltese su Repubblica.
Leggetelo. Da parte mia non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.
Roma | Manifestazione del 25 ottobre. Io ci sono

Telegramma
Domani sarò a Roma. Stop.
Se ci siete, battete un colpo. Stop.
Io mi chiamo Roberto Saviano
Di là ho spiegato le ragioni di questa mia iniziativa. Saviano non deve essere un simbolo. I ismboli fanno comodo, liberano tutti gli altri dalle responsabilità.
Io, quindi, mi chiamo Roberto Saviano e ho scritto Gomorra. E voi?
Commentate di là e fate girare. Per la legalità e la democrazia, in un paese in cui ce n’è davvero bisogno.
Questo è il link. Siate numerosi e diffondete.
Sette anni fa nasceva Bombasicilia

…Vidi venire su dalla valle un aquilone, e lo seguii con gli occhi passare sopra a me nell’alta luce, mi chiesi perché, dopotutto, il mondo non fosse sempre, come a sette anni, Mille e una notte. Udivo le zampogne, le campane da capre e voci per la gradinata di tetti e per la valle, e fu molte volte che me lo chiesi mentre in quell’aria guardavo l’aquilone. Questo si chiama drago volante in Sicilia, ed è in qualche modo Cina o Persia per il cielo siciliano, zaffiro, opale e geometria, e io non potevo non chiedermi, guardandolo, perché davvero la fede dei sette anni non esistesse sempre per l’uomo. O forse sarebbe pericolosa? Uno, a sette anni, ha miracoli in tutte le cose, e dalla nudità loro, dalla donna, ha la certezze di esse, come suppongo che lei, costola nostra, l’ha da noi. La morte c’è, ma non toglie nulla alla certezza, non reca mai offesa, allora, al mondo Mille e una notte dell’uomo. Ragazzo, uno non chiede che carta e vento, ha solo bisogno di lanciare un aquilone. Esce e lo lancia; ed è grido che si alza da lui, e il ragazzo lo porta per le sfere con filo lungo che non si vede, e così la sua fede consuma, celebra la certezza. Ma dopo che farebbe con la certezza? Dopo uno conosce le offese recate al mondo, l’empietà, e la servitù, l’ingiustizia tra gli uomini, e la profanazione della vita terrena contro il genere umano e contro il mondo. Che farebbe allora se avesse pur sempre certezza? Che farebbe? Uno si chiede. Che farei, che farei? Mi chiesi. E l’aquilone passò, tolsi gli occhi dal cielo e vidi un arrotino…
Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia
Filippo Tuena | Michelangelo. La grande ombra, Fazi
L’altro giorno pensavo a Filippo Tuena. Pensavo al fatto che non lo sentivo ormai da prima dell’estate e che l’avevo lasciato al lavoro su un altro possibile libro. Così avevo fatto una capatina nel suo sito, per rendermi conto però che non c’era alcuna novità.
Qualche giorno addietro, invece, è stato proprio Filippo a ricontattarmi. E per me è stato un grande piacere. Conoscete la stima che mi lega a lui. La novità è che Fazi ha ripubblicato il suo libro su Michelangelo, un libro scritto quasi dieci anni fa. Questa nuova edizione presenta delle modifiche, dei tagli, delle parti totalmente nuove. Ma lascio alle parole di Filippo stesso il piacere di presentare questo libro.
La Fazi ripubblica a quasi otto anni dall’uscita una nuova edizione di questo romanzo a più voci sulla figura di Michelangelo Buonarroti. Allora rappresentò per me il punto d’arrivo di un percorso di studio e conoscenza iniziato almeno tre lustri prima. Nel 2002 il gruppo teatrale Assemblea Teatro, a opera di Renzo Sicco, ne realizzò una riduzione per il palcoscenico e con l’aiuto della Camerata Polifonica Milanese e di altri solisti, attori e scrittori (e a volte studenti), in questi anni ho portato in giro una lettura del testo alternata all’esecuzione di madrigali di Michelangelo musicati da Bartolomeo Tromboncino e Giacomo Arcadelt, sempre molto stimolante per chi l’eseguiva e, penso, per chi l’ascoltava. Ho continuato a lavorare sul maestro fiorentino pubblicando una scelta del carteggio La passione dell’error mio (Fazi 2002) e scrivendo un testo teatrale per Glauco Mauri e Roberto Sturno, Notturno. Un prologo e sette scene per Michelangelo e Giulio II (Savona, 2004). Un altro progetto a cui mi dedico – il corpo umano nel pensiero di Michelangelo – aspetta di giungere a maturazione.
Questa nuova edizione, oltre a presentare notevoli modifiche nel testo dato allora alle stampe, offre alcuni tagli, tre nuovi monologhi – le Tre madri, Clemente VII e Pietro Torregiani – il ripristino del titolo originale e l’inserimento di una serie di immagini che credo possano accompagnare il lettore nel suo percorso.
Business&Tech | L’altro lato di Problogging
Le mani su Palermo | Una docufiction
In questi giorni, Bombasicilia ha ripreso a pubblicare post con regolarità. Tonino Pintacuda è tornato al comando, e mi fa piacere rivederlo operativo (tranne per il fatto che abbia copiato spudoratamente il mio tema,
).
Una delle recenti segnalazioni di Bombasicilia è quella di Le mani su Palermo, una docu-fiction realizzata da Rai e Magnolia nata da un’idea del produttore Canepari e del giornalista Salvo Palazzolo.
Questo è il link al post in cui sono pubblicati tutti i video della docu-fiction.
Segnalo
Segnalo la bella lettura che Francesca Mazzucato ha fatto di Era mio padre di Franz Krauspenhaar
Era mio padre di Franz Krauspenhaar è un libro viscerale, pirotecnico, acido, carnale, controcorrente, sensuale, commovente. Senti lo strazio, la follia, l’imprevisto che piega in due, lo strappo, il terrore, lo sputo, lo schiaffo, l’ansimare dello scrittore, l’aggrapparsi alla parola e al ricordo, al lavorare forsennato attorno a quel padre che ERA e a quel figlio che potrà(forse) ESSERE solo liberandosi. Vomitando rabbia, facendo ordine nel puzzle scomposto dei ricordi, scrivendo disordinatamente senza timore del caos( compiaciuto dal caos che pure riesce anche a stritolarlo) e senza timore di rendere una esibizione grottesca e commossa come la vita.
Segnalo l’uscita del nuovo romanzo di Cinzia Pierangelini, ‘A Jatta.
E Segnalo la recensione di Giovanni Choukhadarian dell’ultimo libro di Tullio Avoledo, L’ultimo giorno felice.
Cesare Pavese – Il mestiere di una vita
Oltralpe, la rivista Le Magazine Littéraire torna a occuparsi in un testo critico della figura dello scrittore italiano Cesare Pavese, morto suicida in una camera d’albergo romana il 27 agosto 1950. Le Magazine Littéraire lo fa con un fine dichiarato, che è quello di vedere pubblicata in Francia – per la prima volta – l’opera completa dello scrittore de La luna e i falò.
Successo e felicità vanno raramente di pari passo. Nel caso di Casare Pavese è quanto mai vero. Nel 1950 vince il premio Strega proprio con il romanzo La bella estate e inizia a collaborare con la redazione della rivista Cultura e realtà scrivendo un articolo che lo porterà a rompere con gli ambienti intellettuali comunisti. Il suicidio, inatteso, dovuto a una delusione amorosa e a un certo disagio esistenziale che è ben delineato nel suo diario, Il mestiere di vivere, lo consacrerà agli occhi dei più come una figura eccezionale vittime del proprio destino, come Federico Garçia Lorca o Giacomo Leopardi.
Tutte le opere postume di Cesare Pavese furono pubblicate sotto la supervisione di Italo Calvino presso Einaudi. Ricordiamo anche che presso Einuadi, Pavese fu uno dei più apprezzato collaboratori e traduttori, artefice del successo in Italia di autori quali Faulkner, Whitman e Dos Passos.
Alcune opere dello scrittore italiano sono intanto state pubblicate presso Gallimard in un volume di 1820 pagine dal titolo Oeuvres, inserito nella prestigiosa collana Quarto e curato da Martin Rueff, scrittore e poeta francese e già curatore di un volume monografico dedicato alla poesia italiana contemporanea.



