Un altro (consueto) venerdì da segnalatore
7 03 2008Su satisfiction.mentstyle.it, la nuova sede virtuale del blog di Serino, è apparso nei giorni scorsi un post che è al tempo stesso una lettura e una ri-proposta di un romanzo che io considero il Romanzo unico del 2007. Mi riferisco naturalmente a “Ultimo parallelo” di Filippo Tuena. Molti amici (devo dire sempre gli stessi, ma ho notato dai commenti che tanti altri nuovi lettori si sono aggiunti o si aggiungeranno, e questo è un bene) hanno ribadito lo stesso concetto, espresso già da queste parti molto tempo fa: il romanzo di Filippo Tuena meritava ben altra sorte letteraria.
Io mi chiedo sempre come può una casa editrice, soprattutto se è una grande casa editrice come Rizzoli, trascurare così deliberatamente uno dei suoi autori di punta, uno di quegli autori che rende valido e interessante un catalogo. Come può, una grande casa editrice, lasciare in balia del caso la promozione di un libro che ha ricevuto - meritoriamente - il Premio Viareggio (senza peraltro segnalarlo), quando usa striscette di tutti i colori e toni trionfalistici per testi che definire un’accozzaglia di banalità e inutilità sarebbe già tesserne un elogio?
Scusate l’amarezza, ma tant’è. L’Italia mostra la sua mediocrità anche in un terreno (quello letterario) in cui per anni è stata capace di farsi apprezzare in tutto il mondo.
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Segnalo, poi, un’intervista di sbieco a Maria Grazia Cucinotta, a cura del Tonino nazionale.
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Una lettura, molto bella, del romanzo La strada di Cormac McCarthy a cura di Mauro Baldrati.
Libro che è in coda, lì, sulla mia scrivania.



Caro Antonio, la domanda che tu ti fai, a proposito della Rizzoli, me la pongo anch’io, e una risposta non la trovo. Ultimo parallelo è un vero e proprio capolavoro, ha vinto un premio importante (come altre opere di Tuena), ma il grande pubblico non lo conosce, e nelle librerie è ben nascosto negli scaffali dove stanno i libri che si occupano di viaggi.
E’ un vero peccato, cui si può rimediare soltanto con il passaparola.
Ciao.
Milvia
be’ ci stiamo lavorando no? forza filippo!
Sì, Cinzia. Non cambia però di una virgola la storia del rapporto tra una casa editrice e uno dei suoi autori migliori. (Questo è il caso di Filippo, ma mi pare che si potrebbe affrontare la discussione anche da un punto di vista più generale.)