La generazione del calcagno
Siamo apartitici ma non si può essere apolitici, come ci insegnano i grandi Greci. Con questa premessa facciamo doverosamente notare che, come accade per la musica, si deve sempre riuscire a guardare indietro con opportuno discernimento.
Abbiamo Amici e conoscenti in tutte e due le parti che stanno ricominciando a confrontarsi, forse per mera nostalgia o forse perché davvero, come diceva ieri a Taormina Carlo Verdone, «siamo all’ultimo giro».
Noi che siamo semplici e sempre più miopi Lettori ci limitiamo a ricordare quanto scriveva Elio Vittorini:
«C’è oggi nel mondo, non solo in Italia, una disperazione di vivere che sembra togliere, proprio ai più giovani, ogni possibilità, anche semplicemente storica, di lottare. Durante il fascismo c’era almeno risentimento, negli scrittori che la mostravano. Oggi ci sono occhi che nemmeno guardano, tanto li offusca stanchezza o pianto. Ma sono occhi, sono uomini. Sono una realtà con la quale dobbiamo pur fare i conti.»
Il Politecnico, n. 29 – maggio 1946


